STORIA DEL REFOSCO DI FAEDIS
Orfeo Salvador

 

Il Refosco è menzionato sin da tempi antichissimi come vino di grande rinomanza. In tutti i banchetti, dei quali si ha certezza storica, fra i vini del Friuli il Refosco era sempre presente con i famosi Picolit e Ramandolo. I suoi trascorsi storici sono ragguardevoli: qualcuno intende identificarlo con il Pucinum del Timavo al quale l’imperatrice Livia, moglie di Augusto, arrivata all’età di 82 anni si dichiarava debitrice della buona salute avuta.

 

I Romani lo chiamavano anche Racimulus fuscus, da cui il nome di Refosco. Certamente nel giugno del 1409 a Cividale in onore di Papa Gregorio XII in un famoso banchetto di 72 vivande vi era degnamente rappresentato il Refosco proveniente da Albana di Prepotto.

 

Altre notizie si hanno in una interessante e dattagliata cronaca di Domenico Ongaro (Ongaro, 1762); a proposito della ricca e sfarzosa accoglienza riservata ai nobili convitati, in occasione dei Giuochi Militari, riporta: “Rappresentava la gran sala, ove sì grande copia concorse il Popolo, un’arena vaghissima, le cui scalinate servivano già pel comodo di trecento e più persone. Nelle due prospettive sorgevano spaziose ed uniformi Orchestre, ed il piano veniva ripartito da dodici colonne, attorno cui distribuite ardevano copiosissime cere. Il semicircolo della Credenziera, che a questo Salone comunicava, somministrava a chiunque gelati, Acque limonate, Caffè, lattate, Cioccolata, Fiaschi di Refosco, e Biscotterie...”

 

Di grande interesse è ciò che apprendiamo dal conte Lodovico Bertoli (Bertoli,1747) che parla inequivocabilmente del Refosco vinificato in purezza. Lo scritto del conte Bertoli è un vero e proprio trattato di viticoltura, enologia e mercato. Viene infatti indicato come piantare e coltivare una vigna in modo razionale, come sia consigliabile avviare l’impianto di un canneto per avere pronti all’occorrenza i tutori per le viti, indica il modo corretto di vinificare ed infine suggerisce i modi migliori “Della vendita del vino”.

 

L’agronomo Antonio Zanon nelle sue “Lettere famigliari” (Zanon, 1763-1765) nota che “ i vini del Friuli servono le mense di tutte le nazioni della Germania, dell’Inghilterra e del Nord” ed ancora, più avanti, sottolinea “Quanto si glorierebbe l’Inghilterra se avesse le nostre vigne, i nostri Refoschi, i nostri Picoliti, i nostri Cividini e le nostre Ribuole”.

 

Data importante è il 20 settembre 1863 (A.A.V.V.,1863) quando, nell’Orto dell’Associazione Agraria Friulana, vengono concentrati 700 e più saggi e 300 varietà di uve dei distretti di Cervignano, Cividale, Codroipo, Gemona, Gradisca, Latisana, Palma, Pordenone, Sacile, San Daniele; San Vito, Spilimbergo, Tarcento e Udine, per la valutazione di un’apposita Commissione. Sono presenti 40 saggi di “Rifosc”: 38 di Refosco nero e 2 di Refosco bianco, (in proseguo di tempo non si parlerà più di Refosco bianco, mentre per la prima volta si parlerà di Refosco d’Istria).

 

I tipi di Refosco sono sei:
“Rifosc: friulana - Fagagna, Sedilis, Forame, Vito d’Asio, Gemona, Faedis, S. Andrat, S. Giovanni, Cortello, Lestizza; S. Stefano, Meretto, Torre di Zuino, Ramuscello, S. Vito, Latisana, Precenicco, Castelnuovo, Ariis, Scodovacca
Rifosc Blanc: friulana - S. Giovanni, S. Stefano, Meretto
Rifosco di Vicenza: vicentina - Scodovacca
Rifosco d’Istria: istriano - Precenico
Rifosco Ungherese: ungherese - Faedis, Ariis
Rifoscon: friulana - Torre di Zuino, Faedis, Buttrio, Codroipo”.
Viene menzionato anche un Corvìn rifosc di origine friulana, coltivato nelle località di Faedis, S. Stefano, Ariis, altrimenti detto Curvìn farinos dolz che “hanno di comune, sapore dolceal primo appressarle in bocca, e un sapore proprio astringente molto pronunziato da poi, che risiede nella buccia”.
Vale la pena ricordare che ai nostri giorni le sottovarietà di Refosco sono quasi completamente dimenticate ad indicare che, per incuria dell’uomo, è stato irrimediabilmente smarrito un vasto patrimonio ampeleografico e culturale.
Omissis
“... si presentarono i saggi del Rifosc. Ne vennero offerti 40 saggi; 38 di nero e due di bianco, il Rifosc presenta tre varietà ben distinte:
il Rifosc dal pecòl ross (peduncolo rosso);
il Rifosc dal pecòl vert (peduncolo verde);
il Rifosc gruess o Rifoscon.”
Dal 16 al 20 settembre 1891 ha luogo a Gorizia il 40 Congresso Enologico Austriaco. Si fa differenza tra Refosco (dal picciolo verde e dal picciolo rosso) ed al Terrano d’Istria.
A questo proposito è utile ricordare i puntuali lavori lavori del prof. Alessandro Sensidori (Sensidori, 1985 e Sensidori, 1988) della facoltà di Agraria dell’Università di Udine da cui si può evincere come il Terrano DOC altro non sia un Refosco.
Nella poderosa opera di A. Marescalchi e G. Dalmasso, “Storia della vite e del vino in Italia” del 1931 che pur sviluppando a fondo molte tematiche, esaurisce e liquida in poche righe la viticoltura e l’enologia friulana. Fa distinzione fra “Refosco nostrano o dal peduncolo rosso” e “Terrano d’Istria” senza ulteriori indicazioni e commenti.

 

Nel 1939 il dott. Guido Poggi pubblica uno splendido “Atlante ampelografico” (Poggi, 1939) in cui riporta varietà di viti coltivate in Friuli. Di Refoschi ne ricorda tre, con descrizione e riproduzione di grappoli, germogli e tralci.
Sempre il Poggi per l’Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Udine, nel 1940 pubblica il saggio: “La viticoltura in Friuli nel dopoguerra” (Poggi, 1940). Segnala il Refosco dal peduncolo rosso ed il Refosco passito da desssert.
Del “Refosco nostrano” afferma: “Antichissimo vitigno friulano a caratteri ben definiti; si deve considerare il migliore nella gamma dei Refoschi...”
(Ivan Rapuzzi, tesi di laurea Facoltà di Agraria Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Udine)

 

Non è un caso che la storia del Refosco sia antica, ricca e particolareggiata. Per ben pochi vini, infatti, è possibile vantare una così gloriosa memoria e una simile continuità di lodi e apprezzamenti attraverso i secoli. Attualmente la realtà produttiva del Refosco non ha certamente perso né qualità né interesse. Da questa considerazione e dal rinnovato interesse che i vitigni autoctoni hanno riscontrato sul mercato internazionale è nata la volontà di caratterizzare sempre più i Refoschi invecchiati o progettati per l’invecchiamento che presentano contenuti maggiori in tutta la componente fenolica ed una più alta intensità colorante. Inoltre è evidente che il Refosco e le sue diverse varietà si esprimono globalmente bene nelle varie aree di produzione e che raggiungono dei livelli eccelsi con prodotti ottenuti in collina.

 

Ed è proprio sui colli orientali del Friuli, nei territori di Faedis, Attimis, Torreano e Nimis che il Refosco dà il meglio di sè con un vitigno autoctono qui presente da secoli: il Refosco nostrano o di Faedis.

 
 


NOTE DEL PRESIDENTE
Flavia Di Gaspero

 

Il Refosco – come ricorda il noto enologo Orfeo Salvador nei cenni storici che accompagnano la nostra richiesta di riconoscimento D.O.C. Colli Orientali del Friuli – è menzionato sin da tempi antichissimi quale vino di grande rinomanza. In tutti i banchetti, dei quali si ha certezza storica, fra i vini del Friuli il Refosco era sempre presente assieme al Picolit e al Verduzzo, soprattutto di provenienza della zona di Ramandolo.

 

I suoi trascorsi storici sono ragguardevoli: qualcuno intende identificarlo con il Pucinum del Timavo a cui l'imperatrice Livia, moglie dell'imperatore Augusto, si dichiarava, arrivata a 82 anni, debitrice per la buona salute avuta. I Romani lo chiamavano anche Racimulus Fuscus, da cui probabilmente il nome Refosco.
Certamente nel 1406 a Cividale, in onore di Papa Gregorio XII, in un famoso banchetto di 72 vivande vi era degnamente rappresentato il Refosco proveniente da Albana di Prepotto. Con lo stesso, si ricorda che nel 1532 in onore di Carlo V, di passaggio in Friuli e ospite a Spilimbergo, si brindò consumandone svariate botti. Così poi in molte altre occasioni e in particolare a Venezia, avendo la Serenissima conquistato il Friuli dell'antico Patriarcato di Aquileia, se ne faceva uso e commercio, regolando con bandi e disposizioni varie sia la vendita che la produzione di questo particolare e apprezzatissimo vino.

 

In un più recente studio dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano, pubblicato sull'Informatore agrario nel 1994 a firma di Alfredo Certosimo, si cerca di fare una sintesi delle attuali conoscenze sulle caratteristiche ampelografiche della famiglia dei Refoschi, tra i quali spiccano per importanza il “Refosco dal peduncolo rosso”, di gran lunga il più diffuso, e il “Refosco nostrano” localmente detto anche “Refoscone” o “Refosco di Faedis”, a sottolinearne l'origine friulana.
L'importanza di questa seconda varietà non è comunque sfuggita ai selezionatori operanti presso il maggior comprensorio vivaistico mondiale, quello di Rauscedo, che nel 1988 hanno omologato il clone VCR5, proprio a partire da materiale proveniente dal Comune di Faedis nei Colli Orientali del Friuli. Né, tantomeno, ai tecnici dell'ERSA – Ente Regionale Promozione e Sviluppo Agricolo del Friuli Venezia Giulia – che da anni operano nell’individuazione di nuove possibili selezioni clonali.

 

A fronte di questo interesse storico, le produzioni del Refosco di Faedis sono tuttavia state fino ad oggi molto contenute, anche a causa del fatto che la varietà non era annoverata nella nostra regione tra quelle a Denominazione di Origine Controllata.
Dal recente studio a cura del prof. Rocco Di Stefano, dal titolo “Il Refosco di Faedis: aromi e polifenoli dell'uva, polifenoli dei vini”, emerge che le uve della nostra varietà possiedono i requisiti richiesti per la produzione tanto di vini giovani quanto di vini resistenti a un lungo invecchiamento. I profili dei polifenoli monomeri e degli aromi varietali dell' uva dimostrano inoltre che il “Refosco di Faedis” e il “Refosco dal peduncolo rosso” sono due cultivar diverse e si può inoltre affermare che le degustazioni organizzate per l'occasione hanno confermato la decisa attitudine all'invecchiamento del nostro vino.

 

Queste sono, in breve, le ragioni storiche che hanno sostenuto l’associazione dei produttori nel lungo percorso del riconoscimento del Refosco di Faedis, alle quali vanno aggiunte le ragioni del cuore, vale a dire il grande amore che ci lega al nostro territorio e a tutti i prodotti che in esso si riconoscono.